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Itinerari e Gite
ITINERARIO N.1
CASTELBIANCO - Il primo borgo telematico d'Italia
Provincia di Savona - Km. 24 da Alassio
Arroccato alle spalle della piana di Alberga, a pochi chilometri dalla costa che affaccia sul Mar Ligure della Riviera di Ponente, Castelbianco è un piccolo borgo medioevale di cui si hanno le prime tracce nel 1202 come proprietà dei Marchesi Clavesana. La sua storia segue le vicende di molti comuni della zona, contesi per millenni tra i marchesati dei Clavesana, dei Del Carretto, della Repubblica di Genova e del Regno di Sardegna fino alle guerre di Indipendenza con la definitiva annessione al Regno d’Italia.
Il borgo era raccolto intorno al Castello, di piccole dimensioni e in diretto collegamento visivo con quello di Alto (CN), oggi in Piemonte. Il suo scopo principale, oltre che per prevenire gli attacchi nemici,era quello di riscuotere le gabelle e controllare i traffici dei mercanti che facevano la spola tra i territori marini e quelli piemontesi-padani, trasportando sale e olio in cambio di vino e carne.
E’ intorno alla metà del 1800 che Castelbianco raggiunge il maggiore sviluppo demografico ma nel 1887 un violento terremoto colpisce in particolare la frazione Colletta, la più densamente abitata.

Da questo momento il progressivo abbandono degli abitanti porta nella seconda metà del ’900 tutta la zona ad assumere l’aspetto di un Borgo fantasma.
Verso il 1980 un gruppo di imprenditori “scopre” questo fazzoletto di case arroccate su questa piccola collina preservata da ogni contaminazione con l’edilizia moderna.
Con la preziosa collaborazione dell’ Arch. Giancarlo De Carlo (noto per la ristrutturazione della cittadella di Urbino) si dà il via ad un piano di recupero di tutti i volumi esistenti. Il rigoroso rispetto dei materiali originali e delle antiche architetture e, al tempo stesso, la dotazione delle più sofisticate infrastrutture tecnologiche per consentire ai futuri abitanti di usufruire della più ampia gamma di risorse di telecomunicazione, hanno potuto coniugare al meglio la pace offerta dal luogo con le più avanzate risorse informative disponibili in tutto il mondo.
E’ per questa che Castelbianco è noto a livello nazionale e internazione come il “primo borgo telematico italiano”.
Nel visitare il borgo interessanti sono i caratteristici “carruggi”, stradine di acciottolato che si inerpicano tra le case in pietra.
Particolare attenzione merita la visita al Santuario della S.S. Annunziata che risale ai secoli XIII - XVII ed è caratterizzato dai due campanili barocchi, molto vicini, uno dei quali culmina con la cupola a cipolla. Il più alto poggia su un arco di grandi dimensioni, sotto il quale passa una mulattiera che collega la Chiesa con la Casa Canonica. Al suo interno si può ammirare la splendida statua che raffigura la Beata Vergine Maria.
Nella frazione Veravo di rilievo è la Parrocchia di N. S. Assunta che si trova sul crinale della collina ad ovest del borgo e domina il fondovalle. Fu eretta nel 1689 dal popolo, divenne arcipretura nel 1728 e fu restaurata nel 1792. La costruzione non nasconde segni visibili di richiamo con gli stili architettonici precedenti tanto che lo stile romanico e quello barocco sembrano essere stati fusi in modo perfetto.
Dalla frazione Veravo sono visibili, sulla collina verso est, i resti del castello, raggiungibile a piedi con una passeggiata di circa 30 minuti.
Utilizzando i sette sentieri tracciati, indicati in una cartina in distribuzione inloco, si può percorrere tutto il territorio intorno al borgo, recarsi ai piedi delle varie «Palestre di Roccia» frequentate dai climbers di tutta Europa, ammirare diversi ponti in pietra dell'epoca medievale con la caratteristica forma «a schiena d'asino», passare in mezzo ai boschi, raccogliere funghi o andare a pescare.
Il prodotto di punta di questa zona è la ciliegia nelle sue varietà autoctone,Cantun Giancau e Cantun Negrau, di recentemente reinserite dalla Regione Liguria nell’elenco ufficiale dei prodotti tipici.
La particolarità del prodotto deriva, oltre che dalla varietà, dai metodi di coltivazione che non sono di tipo intensivo ma di tipo biodinamico. Gli alberi di ciliegia vengono coltivati unitamente agli ulivi.
A proposito di ulivi non possiamo dimenticare lo squisito olio extra vergine che viene prodotto con drupe delle varietà Taggiasche, Merline, Pignole e Cevasche. Altro prodotto, abbastanza raro, è il tartufo nero che si può trovare nei boschi limitrofi.
Le specialità culinarie di cui si consiglia assolutamente la degustazione sono la Fonduta di tartufi neri di Castelbianco, i Ravioli di borragine «au tuccu» e il coniglio alla Castelbianchese.
La Ricetta consigliata
Ravioli di Boragine.
Mondare la borragine e le bietole, lavare bene tutto e lessarle in poca acqua bollente poi strizzarle bene.
Preparare l'impasto per la sfoglia e farlo riposare coperto per 30 minuti.
Nel frattempo far appassire in poco olio la cipolla tritata finemente, unire la salsiccia spezzettata e far insaporire alcuni minuti.
Aggiungere le bietole e la borragine tritate, fare asciugare, salare e pepare e fare raffreddare.
Amalgamare poi la ricotta e abbondante parmigiano grattugiato.
Stendere la pasta in due sfoglie rettangolari, disporre a distanza regolare il ripieno a mucchietti, sovrapporre l'altra sfoglia e premere con le dita intorno al ripieno.
Infine si ritagliano i ravioli con la rotella dentata.
Lessare i ravioli in abbondante acqua salata, scolarli al dente e condirli con burro fuso insaporito alla salvia e spolverare di parmigiano.
Il vino consigliato
Riviera Ligure di Ponente Pigato di Albenga: un Pigato asciutto e aromatico, dal bel colore giallo paglierino pallido, che ci accompagnerà a tutto pasto.
ITINERARIO N.2
GENOVA TRA PESCI E ARCHITETTURA
Il nostro itinerario va alla scoperta di Genova, la fiera Repubblica marinara che concilia le antiche vestigia del suo splendido passato con lo skyline di una città moderna e d’avanguardia.
Raggiungere la nostra metà sarà molto comodo:
in treno: frequenti Intercyti collegano Alassio con Genova, e per favorire questo mezzo Trenitalia ha una speciale convenzione che comprende oltre che il biglietto ferroviario anche quello dei mezzi pubblici e uno sconto per l’entrata all’Acquario. Dalla stazione di Principe un veloce servizio di bus ci porterà in venti minuti a “Carimento”
in auto: percorrendo prima la superstrada “Aurelia bis” da Alassio fino ad Alberga e poi l’autostrada A10 fino a Genova Ovest in 50 minuti arriviamo a prendere la “Sopraelevata”, strada di scorrimento veloce che attraversa tutta l’area portuale, per scendere al pargheggio di “Porto Antico”.

Prima tappa del nostro tour è l’Acquario.
L'acquario di Genova è il più grande acquario italiano e il secondo in Europa, dopo quello di Valencia, in Spagna. È stato inaugurato nel 1992 in occasione delle Colombiadi, ovvero della Expo celebrativa del cinquecentesimo anniversario della scoperta dell'America; successivamente è stato a più riprese ampliato. Attraverso un percorso di circa 2 ore e 30 minuti si snoda su una superficie totale di 9.700 metri quadrati. Il corpo originario (39 vasche) prevede un percorso in mezzo a vasche che ospitano pesci e molti rettili, e ricostruiscono gli ambienti naturali originari delle singole specie con evidenti finalità didattiche. Di particolare pregio sono le tre grandi vasche che ospitano rispettivamente delfini, squali e, la terza, foche e tartarughe oltre a innumerevoli altre specie di pesci. L'ampliamento dell'acquario è avvenuto sfruttando gli spazi dello scafo di una nave (denominata Nave Italia) che ospita una grande quantità di vasche aperte, specie marine, ma anche animali di foreste pluviali o di acqua dolce. L'acqua dell'acquario è prelevata al largo della costa ed è stabulata in quattro cisterne situate a lato dei due piani. L'acqua viene depurata e disinfettata, quindi immessa nelle vasche, tutte fornite di impianti di filtrazione meccanici e biologici.
Uscite da questa meraviglia un giretto per il Porto Antico. E’ una vasta area il cui riadattamento è stato portato a termine nei primi anni novanta sulla superficie di quello che un tempo era il cuore dell'attività portuale - regno dei camalli che facevano parte della Compagnia dei Caravana - e che era rimasto da molti decenni di fatto inutilizzato. L'area interessata - detta anche Area Expo, avendo ospitato le esposizioni dell'Expo '92 Genova - si estende dalla piazza Caricamento, dove ha sede l'antico Palazzo San Giorgio, fino alla zona di Ponte Parodi e della darsena comunale. Il suo totale restauro è stato completato nel 1992 su progetto dell'architetto Renzo Piano, in occasione delle celebrazioni del cinquecentenario della scoperta dell'America. In questo ampio spazio possiamo visitare la “Bolla” una sfera in vetro e acciaio situata in mare accanto all'acquario che ospita farfalle, iguane, felci e varie specie di piante tropicali che riescono a vivere grazie ad una particolare disposizione automatica che delle tende poste sulle pareti interne della sfera consentono il penetrare di un adeguato livello di calore solare dall'esterno. È stata progettata dal famoso architetto genovese Renzo Piano e inaugurata nel 2001 come simbolo del mondo in occasione del Vertice del G8 tenutosi a Genova. Al suo fianco, sempre progettato dall’archietto Piano, troviamo il “Bingo” un monumento moderno in metallo che riproduce in scala ingrandita una grande gru da carico come quelle montate sulle navi. Si tratta di un esperimento di design creato come scenografia del porto antico. La sua base è in acqua. La sua struttura sorregge un grande ascensore panoramico circolare e rotante. Adiacente si trova il “Galeone Neptune” ricostruzione fantasiosa, in scala reale ed in grado di navigare (la sua velocità massima è di 5 nodi) di un antico galeone di pirati costruito come scenografia principale del film I pirati di Roman Polanski. Finiamo la nostra visita con il Museo del Mare “Galata”. Inaugurato nel 2004, in occasione di Genova capitale europea della cultura 2004, il museo sorge nel Palazzo Galata (da Galata, antica colonia oltremarina) nel quartiere Darsena dove le galee della Repubblica marinara venivano costruite. La ristrutturazione dell'edificio è stata studiata dall'architetto spagnolo Guillermo Vázquez Consuegra. Il museo ospita, oltre a una riproduzione in scala naturale di una galea genovese, parecchie sale interattive in cui capire che cosa voleva dire, in diverse epoche, andar per mare. Numerose sono le sale dedicate al commercio marittimo e all'andar per mare ai tempi della repubblica marinara di Genova.Il museo espone anche una sezione dedicata ai transatlantici con carte nautiche e una simulazione di tempesta al largo di Capo Horn. Dal 26 settembre 2009 davanti alla darsena antistante il Museo del Mare è ormeggiato il sommergibile "Nazario Sauro (S 518)", varato nel 1976 dai cantieri della Fincantieri di Monfalcone. Destinato dalla Marina Militare italiana al comune di Genova, sarà utilizzato come appendice galleggiante del museo.
Finiamo il nostro viaggio ripercorredo la storica via Balbi. Fu costruita all'inizio del Seicento per volere di Stefano Balbi, ricchissimo esponente della famiglia Balbi, ricchi banchieri genovesi, allora all'apice dalla ricchezza e fu chiamata "Strada delli Signori Balbi". Rappresentò un intervento urbanistico dello stesso stampo di quello avvenuto in Via Garibaldi, derivato dal decentramento delle residenze di lusso dal nucleo del centro storico verso nuove zone della città, all'epoca meno dense di edificato, più tranquille e marginali. Oltre che celebrare lo status e la potenza economica raggiunta della famiglia veniva ad assolvere ad una funzione urbanistica importante in quanto apriva una via alternativa all'antica Via Prè per l'uscita della città verso ponente, ormai insufficiente. Praticamente immutata dall'epoca della sua realizzazione ha subito delle modifiche solo nella parte occidentale dove, al posto della curva verso sinistra che portava alla Porta di San Tommaso, è stata ricavata la piazza della stazione, nel 1860, e sono sorti i grandi alberghi ad inizio Novecento. Via Balbi annovera numerosi palazzi prestigiosi, fra cui il Palazzo Reale, molti dei quali iscritti nei Rolli genovesi e dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. È sede del polo principale dell'Università di Genova e i suoi palazzi ospitano, fra l'altro, le facoltà di Giurisprudenza, Scienze Politiche, Lettere e Filosofia e la Biblioteca universitaria, biblioteca seicentesca appartenuta ai Gesuiti.
Rientriamo ad Alassio e ad attenderci troviamo le bollicine della panoramica vasca idromassaggio e un bel massaggio del Centro Benessere Aquarosa per cancellare la stanchezza e preparci ad una nuova escursione.
La Ricetta consigliata
Dopo la bella passeggiata al porto, vale la pena addentrarsi un pochino nei vicoli, i carruggi, della città antica, quella cantata da un genovese Doc, Fabrizio de Andrè e cercare una trattoria dove assaggiare un piatto storicamente molto interessante: la farinata.Una leggenda racconta che sia nata per casualità nel 1284, quando Genova sconfisse Pisa nella battaglia della Meloria. Le galee genovesi, cariche di vogatori prigionieri si trovarono coinvolte in una tempesta. Nel trambusto alcuni barilotti d'olio e dei sacchi di ceci si rovesciarono, inzuppandosi di acqua salata. Poiché le provviste erano quelle che erano e non c'era molto da scegliere, si recuperò il possibile e ai marinai vennero date scodelle di una purea informe di ceci e olio. Nel tentativo di rendere meno peggio la cosa, alcune scodelle vennero lasciate al sole, che asciugò il composto in una specie di frittella. Rientrati a terra i genovesi pensarono di migliorare la scoperta improvvisata, cuocendo la purea in forno. Il risultato piacque e, per scherno agli sconfitti, venne chiamato l'oro di Pisa. Oggi la farinata è una è una torta salata molto bassa, preparata con farina di ceci, acqua, sale e olio di oliva. Si cuoce in forno a legna, in teglia, e assume con la cottura un vivace colore dorato. Oltre a Genova, dove è conosciuta con il nome fainâ de çeixai, luoghi tipici di produzione della farinata in Liguria sono Chiavari, Santo Stefano d'Aveto, Pegli, La Spezia e Savona. Nel XV secolo un decreto, emesso appunto a Genova, ne disciplinava la produzione, allora chiamata scripilita. Caratteristici erano i locali in cui la si poteva acquistare o si poteva mangiarla con un bicchiere di buon vino. Erano le vecchie Sciamadde termine che tradotto in italiano (letteralmente "fiammata") può significare negozio nel quale si vendono torte (salate) e, appunto, farinata. Luoghi tipici e caratteristici, caratterizzati dal grande forno a legna e anche da un odore tipico che sapeva e di fritto e di legna arsa. A Savona la tipica farinata bianca è una variante prodotta con farina di grano anziché con farina di ceci che per questo motivo assume una caratteristica colorazione bianca invece che giallastra.

Vino Coronata della Valpolcevera IGT
Vino bianco di colore giallo paglierino. Odore, discretamente intenso e persistente. Sapore secco, sapido, leggero ma composto e discretamente continuo. Per tale sottodenominazione geografica sono previste le tipologie Bianco Spumante e Bianco Passito. Viene prodotto con uve a bacca bianca, derivanti dai vitigni raccomandati o autorizzati per la provincia di Genova. Deve essere servito a 11-12°C, È consigliabile consumarlo entro un anno dalla vendemmia.
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